Bologna Made

ArtiJungle è al centro di Bologna così come Bologna è al centro della nostra attività. Con il fascino della sua storia, antica e moderna, la città ci accoglie e ci ispira quotidianamente; è nata così l’idea di un progetto in cui la nostra creatività si pone al servizio della città, per divulgarne luoghi e aspetti meno conosciuti ma interessanti e rappresentativi del suo carattere aperto e ospitale, del suo passato glorioso e popolare.

Aderendo al Bologna Made, un bando del Comune di Bologna che invitava alla presentazione di idee per promuovere la città, abbiamo recentemente sviluppato dei “prodotti narranti” impiegati per comunicare storie e luoghi urbani poco noti: gli Angoli nascosti di Bologna. Questo è il nome del progetto che si rivolge a tutte le persone curiose, non solo ai turisti o ai nostri concittadini.

Quest’anno, al centro della nostra attività creativa abbiamo posto la Porta di Castello e la Salara. Realizzando borse tipo shopper, piccole pochette e altri prodotti decorati con motivi grafici ironici e accattivanti, abbiamo creato un legame con la storia legata a questi luoghi importanti per Bologna tanto nel passato quanto nel presente. Agli specifici prodotti narranti si affiancano le ceramiche e i monili in foglia d’oro ispirati alla Salara e al Castello imperiale.

Vuoi saperne di più? Basta passare in ArtiJungle per una breve sosta o soffermarsi più a lungo per un’amichevole chiacchierata.

Porta Castello

Fu, questo, un centro storico famoso: ivi era la rocca costruita da Asclepio, commissario imperiale, pare nel 385.

È ciò che afferma Antonio Di Paolo Masini nella sua edizione del 1650 di Bologna perlustrata.

Un Castello nel cuore della Bologna antica

Furono davvero molti i secoli che videro la rocca imperiale dominare il cuore della città. La centralissima sopraelevazione, oggi situata tra l’inizio di via Ugo Bassi e l’incrocio tra via Galliera e via Manzoni, è la testimonianza di ciò che rimase dell’enorme massa di materiali con cui fu costruito e ampliato il castello, distrutto intorno al 1115. I resti di una presenza così imponente sono visibili all’interno del Palazzo Ghisilardi-Fava (ora Museo Civico Medievale, via Manzoni 4) ma se ci si sofferma in via Monte Grappa di fronte alla Porta di Castello e poi la si attraversa, si percepisce distintamente la sensazione di entrare in un mondo più antico: la luce cambia, i colori mutano e si fanno più scuri, più intensi, una piacevole penombra ci avvolge anche in pieno giorno. Siamo nel Castello e discendiamo verso il suo basamento, percorrendo l’acciottolato della via omonima che origina dal voltone della porta, un tempo chiusa da possenti battenti lignei ornati da enormi chiodi di bronzo. Questa era un’area importante della Bologna altomedievale: l’attuale via Monte Grappa era l’arteria di percorrenza principale del traffico diretto verso ovest al tempo in cui la città si restrinse all’interno delle mura di selenite. Infatti dopo la crisi del IV secolo, le macerie della Civitas Antiqua Rupta, ormai abbandonata, ostruirono il Decumano Massimo della Bononia romana e lo resero per lungo tempo inagibile.

Il castello fu, nel corso dei secoli, sede degli emissari del potere imperiale romano d’Occidente, a lungo avversato dai bolognesi; qui risiedettero i funzionari matildici e, secondo la tradizione, persino lei, Matilde di Canossa, signora delle città padane e toscane con vicariato imperiale. All’indomani della sua morte, la rocca imperiale fu distrutta e la città si avviò alla conquista della sua affermazione come Comune.

I corsi d’acqua, i canali artificiali e le principali cerchie murarie di Bologna: in rosso la cinta di selenite, la più antica, in verde l’addizione longobarda, in giallo la “cerchia dei mille” e in fucsia la “circla”.

E proprio nella parte centrale, nel piccolo quadrato rosso, c’è ArtiJungle!

La Salara

Bologna città d’acqua

Lo sapevi che Bologna era attraversata da una rete di canali?

Sei a Bologna per assaggiare i sopraffini tortellini? Allora sappi che il modo migliore per gustarli è in brodo, un brodo saporito che esalta il gusto del ripieno contenuto in una sottile sfoglia di pasta all’uovo. Indispensabile ingrediente: il sale, che anticamente veniva immagazzinato nella Salara, un possente e fiero edificio settecentesco che si può ammirare nell’area dell’antico porto di Bologna. Ebbene sì, Bologna aveva un porto! Non è difficile visitare l’area in cui attraccavano le imbarcazioni cariche di merci per la città: si trova nel centro storico, nella zona oggi designata come “Manifattura delle Arti”. Dall’epoca rinascimentale, il porto fu al centro delle attività produttive e commerciali, servito da un’efficiente rete di canali navigabili. Le antiche infrastrutture tecnologicamente molto avanzate di cui erano dotati i canali, riuscivano a far superare alle imbarcazioni rilevanti dislivelli per consentire i commerci tra le zone costiere e l’entroterra, e generavano cascate d’acqua con salti fino a decine di metri di altezza, in grado di fornire ingenti quantità di energia alle attività produttive distribuite lungo le rive, entro le mura cittadine e nel circondario. Il porto, cuore di questo sistema, si può attualmente “intuire” recandosi in via Don Giovanni Minzoni, ponendosi accanto al grande e armonioso edificio dell’Ex Forno del pane che oggi è sede del MAMBo, il Museo d’Arte Moderna di Bologna, e guardando oltre il parapetto che delimita il marciapiedi alla sua destra: eccolo là il tratto “allo scoperto” del canale Cavaticcio, lungo cui sorgeva il porto! Ora attraversa il parco omonimo, una piccola ma suggestiva oasi di verde dominata dalla mole della Salara settecentesca, che si erge nella sede del primo magazzino del sale cinquecentesco, reso insufficiente dall’aumentare dei traffici commerciali nel corso dei secoli.

La Salara è ora l’unico edificio testimone della presenza del porto fluviale bolognese e, insieme al canale Cavaticcio, ci mostra quale fosse la quota dello sviluppo urbano al tempo in cui al suo interno si usava immagazzinare uno dei tesori della nostra civiltà: il sale!